Weekly RNR Monsters

1. THE MORLOCKS

Perché dedicare il numero 1 a un gruppo del genere? Perché questa vuole essere una rubrica dedicata non tanto al genere RNR musicalmente determinato, ma a un certo tipo di attitudine che il RNR, in quanto musica "morta" per eccellenza, incarna naturalmente: i Morlocks rappresentano e simboleggiano l'essenza stessa di questo RNR, il più autentico, la musica dei perdenti, della rabbia ma non della rassegnazione, della sfacciataggine e dell'iconoclastia, della distruzione e della rinascita dalle proprie stesse ceneri, dell'urgenza fine a se stessa e dello splendido rifiuto di ogni logica mainstream. I Morlocks sono stati tutto questo e di più: una band dedita al culto delle sonorità garage psych anni '60, ma con un'attitudine, un'impronta punk che si deve tutta quanta all'immenso front man e cantante Leighton Koizumi. Ecco, se esiste un prototipo della vera e propria RNR star, intesa nel senso loser, questo risponde al nome di Leighton Koizumi: difficilmente è possibile ascoltare una voce come la sua, un ruggito di rabbia animale che proviene dalle viscere di tutte le vite dannate, oscure, disperate del 20 secolo e oltre. Compresa la sua: impossibile dire che fine abbia fatto dallo scioglimento dei Morlocks di fine anni '80 ai giorni nostri. C'è chi lo dava in totale schiavitù dei demoni della droga, chi sprofondato negli abissi di chissà quale ghetto esistenziale, chi addirittura morto e sepolto. Probabilmente Leighton ha passato tutto ciò, compresa la morte: e come il RNR, da sempre la musica morta per eccellenza, eccolo rinascere dalle sue ceneri e tornare sulle scene più dannato che mai. Il disco solista accompagnato dagli italiani Tito and Thee Brainsuckers, la reunion dei Morlocks dello scorso anno, il nuovo disco e la tournee che ha toccato recentemente anche alcune città italiane, ci narrano di un Leighton Koizumi scatenato, tornato ai livelli degli anni '80 e forse anche meglio, una creatura RNR come forse solo Mick e Iggy, ma che al contrario loro, del RNR ha saputo affrontare anche la "morte", incarnandone la sua torbida essenza. One Way Ticket è il suo perfetto biglietto da visita: disperato fin nei presupposti, il brano è un biglietto di sola andata verso i gorghi esistenziali oscuri e apocalittici di cui Leighton è testimone esemplare.

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